Maria Callas: a 39 anni dalla morte, è ancora la Divina

Sono passati 39 anni dalla morte di Maria Callas, eppure ‘La Divina’ continua a rivivere nel ricordo di tutti come il più grande soprano di tutti i tempi ma, soprattutto, una grande donna con una vita incredibile dal successo alle travolgenti passioni, dai palcoscenici di tutto il mondo alle copertine dei giornali scandalistici.
Era il 16 Settembre del 1977 quando la Callas fu trovata morta a Parigi in circostanze mai chiarite del tutto. Il referto medico parlava, all’epoca, di un arresto cardiaco, ma il sospetto è che l’artista si sia suicidata o che abbia sbagliato e abbia ingerito una dose troppo elevata di Mandrax.

Anna Maria Cecilia Sophia Kalogeropoulou nacque a New York da genitori greci, studiò ad Atene dal 1939 al 1945, intraprendendo la carriera internazionale dai tardi anni quaranta agli anni sessanta.

Era dotata di una voce particolare, che coniugava un timbro unico a volume, estensione e agilità notevoli. La Callas iniziò così a dedicarsi alla sua passione e contribuì alla riscoperta del repertorio italiano della prima metà dell’Ottocento, in particolare Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti, di cui seppe dare una lettura personale. Sua è stata anche la riscoperta della vocalità ottocentesca definita canto di bravura.

Tra le sue opere più riuscite vi furono Bellini (Norma, Puritani, Sonnambula), Donizetti (Lucia di Lammermoor), Verdi (Traviata, Trovatore, Aida), Ponchielli (La Gioconda), Puccini (Tosca, Turandot).

Il soprano si è anche occupata della riscoperta di titli usciti di repertorio per la mancanza di adeguati interpreti: Armida e Il Turco in Italia di Rossini, Il pirata di Bellini, Anna Bolena di Donizetti, Alceste e Ifigenia in Tauride di Gluck, La Vestale di Gaspare Spontini e Macbeth di Verdi.

Già a inizio carriera arriva l’appellativo de La Divina. La Callas è riuscita ad incarnare il mito della star moderna: bravura, mondanità e gossip hanno fatto parte della vita della donna, in un’epoca in cui tutto suonava come nuovo.

Acclamata in tutto in mondo, Maria sceglie come patria elettiva l’Italia. Fu a Verona che conobbe e sposò Giovanni Battista Meneghini di 37 anni più vecchio, cultore delle opere d’arte e della buona tavola. Il loro fu un matrimonio dove mancava la passione, che regalò alla Callas un periodo sereno in cui per lei arriva un successo planetario riuscendo a cantare nei teatri di Verona, Milano, Venezia in opere quali la “Gioconda”, “Tristano e Isotta”, “Norma”, “I Puritani”, “Aida”, “I Vespri siciliani”, “Il Trovatore” e molti altri.

Nel 1959 incontrò l’armatore greco Aristotele Onassis, di cui la Callas si innamorò perdutamente, tanto da divorziare dal marito. Sarà un amore folle, definito da lei “brutto e violento”, che la coinvolse sempre di più in un mondo sregolato e di eccessi, tanto che la “Divina” smise di studiare e di curare la sua vocazione, il canto.
Furono anni difficili per la donna, afflitta da problemi psicologici e da una carriera professionale agli sgoccioli. Nel 1964 Onassis la lascia per Jacqueline Kennedy. Per la Callas perdutamente innamorata di lui, è stata la fine della sua vita artistica e non solo. Abbandonò la sua passione e si rifugiò a Parigi, dove si spense di lì a poco.

 

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